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Il Maestro Piero Marcon

Insegna alle scuole elementari di Scomigo quando sceglie di introdurre l’argilla come metodo didattico espressivo. Consapevole della potenzialità dei ragazzi, nel 1958 realizza con le classi 2^, 3^, 4^ e 5^ un presepe con l’argilla presa dai ragazzi stessi nel torrente Cervada, poi raccoglie gli scarti di trafilature presso le fornaci Tommasi di Conegliano e fa realizzare le prime formelle.

"…noi sappiamo che i bimbini sono artisti e che come tali hanno il diritto trovare i mezzi per esprimersi …” -lettera al On. Prof. Francesco Franceschini 19/02/1960.

“Se per arte si intende quel dono divino che ha l’uomo di trasformare la materia in sogno, il desiderio in conquista, la libertà in supremo premio” - retro lettera del 17/09/1960 pensiero in calce autografato.

Segue i suoi “boce” anche dopo la quinta elementare aprendo la scuola il sabato pomeriggio e la propria casa la domenica mattina dopo la Santa Messa.

Scompare prematuramente nel marzo 1971 lasciando la frase testamento “ENTRA NELLA TUA AULA E FA CHE LE TUE MANI DICANO QUELLO CHE TU SEI”.

il maestro con l'opera di un allievo
Il maestro Piero Marcon con l'opera "Cavalli" realizzata da un suo allievo
il presepe realizzato dagli allievi di marcon
Presepe realizzato dagli allievi della scuola elementare del maestro Marcon nel 1958

La Vita

Piero Marcon nasce a Colle Umberto nel marzo del 1918. Il padre era antifascista e, dopo aver subito varie violenze, emigra per la seconda volta in Francia dove lavora in una miniera di carbone; muore in seguito a un infortunio per crollo in miniera lasciando la moglie e tre figli in condizioni precarie. Piero ritorna in Italia con la mamma e i fratelli e si stabilisce il casa della nonna materna a Colle Umberto; le difficoltà sono tante e la mamma lavora a servizio per sfamare i tre figli che, come lui stesso raccontava, per l'indigenza mangiavano a cena un uovo in tre con una fetta di polenta spesso ricevuta "in prestito". Nelle prime esperienze scolastiche Piero dimostra capacità e competenze superiori alla sua età e la sua vivacità intellettiva stupisce, tanto che il Dottor Schenardi (medico condotto di Colle Umberto) e il Parroco, intuendo le grandi capacità di Piero, si adoperano anche finanziariamente per permettergli di frequentare gli studi presso il Collegio Dante di Vittorio Veneto. Piero apprezza il loro interessamento e, continuando a stupire per la sua intelligenza e perspicacia si diploma brillantemente alle Magistrali. Nella frequentazione scolastica è capace e propositivo e instaura con gli insegnanti e con l'ambiente didattico, culturale ed ecclesiastico, un rapporto di viva partecipazione destinato a proseguire per tutta la sua vita; fra questi ad esempio, ricevette e mantenne un forte sostegno da Monsignor Luciani, Vescovo di Vittorio Veneto e poi sfortunato Papa.

Piero spronato dai positivi risultati scolastici e dagli insegnanti, affronta la maturità scientifica per poter accedere all'Università ma purtroppo la situazione economica famigliare, sempre precaria, non gli consente di proseguire gli studi. Insegna prima al Collegio Dante e poi fa il maestro a Fregona. In quel periodo non soffri mai di fame. Giunse la guerra ed anche la sua vita né fu travolta. A 25 anni è militare a Trieste e dopo l'8 settembre 1943, segue i partigiani nella foresta del Cansiglio. Durante il servizio militare e anche tra i partigiani di cui condivide gli ideali, dimostra di odiare la violenza e di non riuscire ad accetarla; l'unico colpo di arma da fuoco che sparò fu indirizzato contro un incolpevole gelso. Il suo nome di battaglia era Paolo 33, con il significato del numero derivato da quelli del lotto, il suo compito era quello di salvare le patate e i pochi viveri del suo gruppo. Di quel tempo rimane un ricordo indelebile del suo operato: Piero faceva l'avvocato difensore nei processi, pressoché sommari che si tenevano in quel periodo di guerriglia fratricida tra opposte fazioni ed era stimato da entrambe le parti.

Terminata la guerra, Piero vince il concorso di stato ed inizia a insegnare alle scuole elementari di Ogliano, di Marcora' e poi di Scomigo. Sicuramente unico e pedagogicamente all' avanguardia, Piero affronta il suo lavoro con amore e un impegno che non tarda a fare notizia quindi ad attirare critiche, inimicizie e incomprensioni ma come un umile maestro, egli affronta tutto per il bene dei suoi ragazzi. Nell'ambiente didattico le sue idee e iniziative estremamente innovative lo portano a diversi consensi, redige varie pubblicazioni e riceve un premio nazionale. Il maestro Piero Marcon, gran conoscitore e amante dell'arte, era convinto che essa fosse presente in ciascuno di noi, quindi voleva non solo trovarla nei suoi ragazzi, ma riuscire a farla esprimere. Credendo fortemente nelle potenzialità artistiche dei suoi alunni, nel lontano 1957, primo in Italia, realizza un laboratorio per la lavorazione della creta nella scuola e, mendicando un po' dal Vescovo e un po' dalle banche, riesce ad acquistare un forno per la cottura della ceramica. All'ingresso della sua aula scrive: ″Entra nella tua aula e fa che le tue mani dicano quello che tu sei".

Con tanta energia, sacrifici, battaglie e coinvolgendo amicizie, intellettuali e personaggi importanti, egli porta avanti la sua crociata fino alla prematura scomparsa avvenuta nel 1971. Grandissimo illuminato seminatore, Piero ha trovato nei suoi ragazzi un terreno fertile e il tempo gli ha dato ragione. I suoi "piccoli" ceramisti, ormai diventati "grandi" in tutti i sensi, a 43 anni dalla sua scomparsa continuano lungo la strada da lui tracciata dando alla comunità grandi soddisfazioni artistiche e morali. Continuano inoltre a portare avanti l'intuizione del loro vecchio maestro anche sotto l'aspetto pedagogico, mantenendo in vita una piccola scuola di ceramica aperta a tutti.

I suoi ragazzi continuano da più di mezzo secolo a lavorare con dedizione, solo per amore dell'Arte, della Bellezza e della Cultura, proprio come faceva e desiderava il loro indimenticabile maestro Piero Marcon.

(Tratta dalla pubblicazione della Provincia di Treviso LA VIA CRUCIS di Sant'Artemio di Maria Elisa e Paola Marcon marzo 2014)